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venerdì, 25 aprile 2008

Blog; "Giornalismo partecipativo" in "Reporter Diffuso" di Marco Montemagno e Web 2.0

“Blog; “Giornalismo partecipativo” in “Reporter Diffuso” di Marco Montemagno e Web 2.0.”

 

Una delle caratteristiche più pubblicizzate dell’era del Web 2.0 è la crescita dei blog.

Home page personali sono state pubblicate sin dall’inizio del web, mentre i diari personali e le colonne di opinioni quotidiane lo sono da molto prima. Un blog non è altro che una home page personale nel formato di un diario, è un diario in rete, ma la sua organizzazione cronologica che può sembrare una differenza insignificante, definisce un sistema di erogazione, un inserimento pubblicitario e una catena del valore completamente differente. Il termine blog è la contrazione di web-log, cioè “traccia in rete”. Il fenomeno prese campo in America nel 1997, mentre si è diffuso in Italia nel 2001 con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati ai blog. Il blog permette a chiunque sia in possesso di una connessione internet di creare facilmente un sito nel quale poter pubblicare storie, informazioni, opinioni, così che i lettori possano poi scrivere i loro commenti all’autore. E’ un luogo dove si può esprimere liberamente la propria opinione. Ma andando per gradi volevo fare un’analisi del mondo di internet fino all’avvento del cosiddetto Web 2.0. Questo termine è diventato noto nel 2004 con la definizione di Tim O’Reilly e rappresenta una rivoluzione nella gestione dell’industria del computer, causata dall’adozione di internet come piattaforma. Si parla di come internet abbia cambiato il rapporto tra aziende, prodotti e consumatori e come di conseguenza siano dovute cambiare anche le strategie di marketing e di comunicazione per rivolgersi al proprio target. Il mercato è sempre più attento alle novità, così anche le grandi aziende si stanno avvicinando con interesse a questo nuovo modo di utilizzare la rete. Web 2.0 è la collaborazione e la condivisione di informazioni e grande importanza riveste la fiducia tra gli utenti stessi. A tale proposito volevo prendere come esempio le importanti parole di Marco Montemagno nel suo programma “Reporter Diffuso”, nel quale egli dà voce alle opinioni su argomenti di attualità o fatti di cronaca, per commentare notizie lette sui giornali o sui siti internet. Qui appare il termine di “giornalismo partecipativo”, il cosidetto “citizen journalism”. E’ un giornalismo non creato dalle élites, ma che arriva direttamente dal basso, da coloro che vogliono condividere le proprie informazioni ed osservazioni. Quindi il “giornalismo partecipativo” indica una nuova forma di fare giornalismo, si ha una partecipazione attiva dei lettori grazie anche alla possibilità di collaborazione offerta da internet, alla natura interattiva propria dei nuovi media ed allo sviluppo di nuove tecnologie. Ci sono varie forme di “giornalismo partecipativo”, per esempio i commenti dei cittadini agli articoli, infatti i lettori contribuiscono ad arricchirli inviando suggerimenti, approfondimenti e chiunque può entrare in un blog partecipando alle discussioni. 

E’ un modo di fare giornalismo creato dai cittadini per i cittadini stessi. Ma ancora oggi, afferma Montemagno, il concetto di innovazione è visto come pericoloso: internet è pericoloso, ne sono un esempio le truffe. Inoltre, in alcuni casi, internet è paragonato all’ossessione per la pornografia, quindi viene visto come uno strumento di deviazione, inaffidabile, una struttura fragile. Alcuni affermano che alieni l’uomo dalla società, che rappresenti un luogo che non esiste, che non ha nessun contatto con la vita reale. Questi sono i luoghi comuni che girano intorno alla concezione di internet. Un obiettivo non facile è quello di trasmettere la sua vera conoscenza, fare in modo che questi pregiudizi possano essere superati.  E’ corretto affermare che internet non sia “il paese delle meraviglie”, ma le cose negative che si possono trovare derivano dal risultato di quello che ci portiamo dalla vita reale. Questo però è da considerarsi un momento di cambiamento epocale, ma i cambiamenti non sono mai facili. Tutto ciò che esce da internet si dirama nella vita reale, alcuni eventi senza internet non ci sarebbero stati, quindi quest’ultimo deve essere concepito come punto di incontro fondamentale per la realtà. Internet non è solo una tecnologia, è composto da persone, non è solo un cavo, è uno strumento concreto. Con internet si crea una tecnologia sociale, ovvero la socialità dell’azione, cioè il rapporto che si può avere con questa tecnologia. Tutto ciò rappresenta un cambiamento determinante che necessita di un nuovo modo di parlare, di una nuova forma di comunicazione. Le parole chiave quindi sono: conversazione, dialogo, partecipazione. Internet prevede il concetto di condivisione, di passaparola, infatti un aspetto importante è il dialogo, che deve essere rinnovato. Qui Montemagno porta l’esempio del blog, definendolo come lo strumento che ha cambiato il business, i rapporti personali, la possibilità di promuovere iniziative, che ha cambiato il mercato. Anche se questi sono solo degli strumenti, sono però fondamentali, si può decidere di utilizzarli o meno, ma non possono essere ignorati. Ognuno può collegarsi, tutti sono collegati tra loro ed il “Reporter Diffuso” costruisce un valore tramite l’aggregazione dei dati degli utenti. Questa non è altro che una delle lezioni chiave di Web 2.0, ovvero che i fruitori aggiungono valore, inoltre realizzano sistemi che migliorano con l’aumentare del numero di utenti, così si ha la nascita di una vera e propria interazione. In questo modo la partecipazione modifica il ruolo dell’informazione, i lettori si trasformano da consumatori passivi a protagonisti del processo informativo.

 

Camilla Giubbilini.

 

 

 

 

 

 

 

 


postato da: camgiub alle ore 01:40 | link | commenti (1)
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