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sabato, 09 giugno 2007

Bush a Roma-un giorno da riflettere su citizen journalism.





Oggi, 9 giugno 2007 mi sembra proprio una data adatta per mettere al confronto la TV con l'internet 2.0 e l'importanza di citizen journalism.



Ora sono le 10 di sera, e, su You Tube gia si trovano numerosi video ripresi oggi durante le proteste contro Bush a Roma. La TV, dall'altra parte (ma anche i siti web della RAI, dell'Ansa e pure dei miei eroi BBC), si sono fermati ad accentuare la messa in scena di ipocrisie degli incontri ufficiali fra Prodi e Bush, fra Bush e il Papa. Che vergogna vedere gli articoli intestati con le foto di Bush-Prodi, Bush-Ratzinger ed i loro sorrisi e sguardi d'amore (o meglio di rispetto/invidia per il reciproco potere). Le foto che ad un'occhio innocente (o ignorante?) trasmetterebbero un sentimento di tranquillità, una promessa che tutto va bene. A tutti gli altri, vergogna e ingiustizia, una corruzione profonda del mondo e di tutte le sue falsità.



Che vergogna vedere tutto questo ritratto dai media mainstream (TV e siti web che anche loro oramai sono mainstream) mentre sulle strade succede quello che, grazie a You Tube riusciamo a vedere anche se non ci siamo stati.



(E oggi ho capito che ho fatto un grande errore di non esserci a Roma oggi, era veramente un'occasione storica per fare parte di una cosa cosi' importante. Ma siamo tutti sviziati dai media che ci portano gli eventi a casa, che ci dimentichiamo spesso di tutte le cose che perdiamo non essendo li' a vedere le cose con i nostri occhi.











Gli utenti di You Tube velocissimi, mentre quelli della Flickr stranamente ancora scarsi.


Essendo una persona che raramente accende la TV (in realtà, quasi mai, se non per capire di cosa cavolo stiano parlando durante le lezioni all'Unifi- dove si dedicano intere lezioni per parlare delle vergogne come l'Incantesimo), il fatto che l'ho accesa oggi vuol dire che cercavo di trovarci qualcosa d'importante. Quello che ho trovato è la conclusione definitiva che il giornalismo deve assolutamente continuare a svilupparsi online e che non può essere altrimenti nonostante tutte le cose che ci insegnano quelli che ancora si stanno meravigliando di fronte alle e-mail e gli siti web tradizionali.



Mentre a Roma da una parte Bush girava tranquillo e le migliaia e migliaia di giovani e meno protestavano contro di lui dall'altra, la TV, rigida e vecchia, continuava con il suo solito palinsesto di pubblicità, telenovele, spot musicali. Dall altra parte, ciò che stava e sta accadendo era trasmesso quasi in tempo reale online.



Questo, secondo me, è un processo che andrà ancora a velocizzarsi (fino ad un punto) mentre la gente si abituerà sempre di più ad utilizzare gli attrezzi technologici per trasmettere agli altri ciò che vede. Non sarà una professione, ma una specie di dovere civico.



Sarà un processo relativamente lento, e quindi, noi giornalisti, c'e' la caveremo comunque. E il nostro atteggiamento non deve assolutamente essere quello di cercare di combattere citizen journalism-una forza oramai irriversibile, ma sopratutto una forza benevole per la società democratica. Al massimo, possiamo offrirci a trasmettere ciò che impariamo come professionisti- a tutti.



IL giornalismo NON è "LA PROFESSIONE PIU' DIFFICILE DEL MONDO", come esplicitamente e assurdamente dice il libro- manifesto di questo corso di laurea.



é più difficile essere dottore, astronauta, soldato, Bush, papa...



Cerchiamo di atterrare dalle nuvole di elitismo.



Citizen journalism è fattibile da tutti e andrebbe fatto da tutti. I professionisti saranno a indirizzarlo, organizzarlo, insegnarlo?





postato da: Nela alle ore 22:07 | link | commenti (6)
categorie: bush a roma

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